diversamente abile

Dire diversamente abile fa trendy

Un termine molto in voga negli ultimi anni è “ diversamente abili ”.

Ma cosa si intende esattamente con questo termine, che suona molto “politically correct” ma poi, se si va ad approfondire cosa realmente si intende?

Una volta era chiamato handicappato colui che per qualche motivo era invalido, difficoltà nei movimenti, poca o nulla autonomia, mancanza di un arto. Con il passare degli anni il termine è stato “bandito” in quanto offensivo e sostituito dalla parola “disabile”, anche essa mandata in pensione da qualche anno per il più trendy “ diversamente abile ”.

 

Nella prima Classificazione internazionale delle menomazioni, disabilità e handicap, con il termine “handicap” si definiva «una condizione di svantaggio (causata dal contesto, ndr) vissuta da un soggetto in conseguenza a una menomazione o a una disabilità che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio a quella persona (in base a età, sesso, fattori culturali e sociali…).

 

Dall’enciclopedia Treccani si legge che con il termine “ diversamente abile ” si intende una persona che presenta minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali di vario grado.

 

Un disabile, diversamente abile o handicappato che dir si voglia rimane comunque discriminato, nonostante il termine con cui viene indicato sia più o meno offensivo (secondo chi poi non è dato saperlo).

Prendiamo ad esempio una persona che per muoversi ha bisogno di una sedia a rotelle, questa persona sarà costretto ad affrontare mille difficoltà uscendo di casa. Marciapiedi sconnessi, inesistenti, troppo piccoli per poter passare con una carrozzina, automobili in sosta su marciapiedi e scivoli sono solo alcuni dei molteplici problemi che affrontano coloro che si muovono con sedia a rotelle.

Vasche per disabili

Per quanto riguarda il lavoro, poi, un disabile rimane penalizzato in quanto non avendo le stesse capacità di un “normodotato” non potrà svolgere le stesse mansioni. Da un recente sondaggio si stima che solo il 19,7% dei disabili in Italia hanno un lavoro fisso. Ciò significa una persona disabile su cinque, dato alquanto basso, per un paese civilizzato e tanto attento al “diversamente abile”.

 

Bebe Vio, campionessa italiana di scherma, anche lei diversamente abile, ha le idee chiare sulla questione: “Bisogna usare le parole precise se vogliamo che la gente la smetta di trattare chi ha una disabilità fisica o mentale solo come un poveretto da compatire e non una persona con una vita da vivere.” e continua “C’è differenza fra dire “disabile” e “persona con disabilità”? Sì, c’è una grossa differenza, perché nel primo caso si identifica la persona con la sua disabilità, nel secondo si mette l’attenzione sulla persona a prescindere dalla sua disabilità.

 

Linea Oceano, essendo sempre dalla parte dei disabili si augura che le cose cambieranno il più presto possibile.

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