Legge 13/89: dallo Stato latitano i fondi per i disabili

disabile-carrozzina-350x283La Legge 13/89 prevede contributi statali per l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle abitazioni, ma è da tempo ormai che non si vedono più soldi che consentano di coprire le richieste: anche le Regioni, che hanno fino a questo momento cercato di sopperire almeno in parte alla mancanza, stanno alzando bandiera bianca. E così chi si trova a dover convivere con una disabilità e ha barriere in casa, deve pagare (se può) di tasca propria. O tenersele.

Quello dell’abbattimento delle barriere architettoniche è un tema importante, come sanno bene tutti quei disabili che si trovano a vivere in abitazioni che per loro diventano vere e proprie trappole. Proprio con lo spirito di aiutare le famiglie a superare questi scogli era stata emanata la Legge 13 del 9 gennaio 1989: un esborso tutto sommato non così oneroso per lo Stato, ma che consentiva a tantissime persone di svolgere, sia all’interno dell’abitazione che nelle aree comuni degli edifici, opere che hanno un impatto importante sulla qualità della vita di una persona con difficoltà motorie.

Sebbene la legge non sia mai stata abrogata, di fatto è ormai diverso tempo che lo Stato è latitante nell’erogazione dei contributi: una latitanza in parte coperta dalle Regioni (o almeno da alcune di esse), che si sono prese carico per quanto possibile di questi problemi. La continua riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni ha però fatto sì che ora anche queste dicessero basta. Il risultato: nonostante la legge sia ancora a tutti gli effetti attiva, coloro che si trovano a dover fare i conti con difficoltà motorie e, allo stesso tempo, con barriere architettoniche all’interno dell’abitazione o negli spazi comuni devono pensarci da sé.

“Quella dei contributi per l’abbattimento di queste barriere è una questione di civiltà – commenta Paolo Marinelli, amministratore di Linea Oceano, società in prima linea nel denunciare questa condizione – La difficoltà o l’impossibilità di movimento all’interno della propria abitazione quanto influisce sulla qualità della vita di queste persone? Piccoli contributi possono fare una grande differenza per chi non ha il denaro necessario a rendere la propria casa un posto adatto alle proprie condizioni. Piccoli o grandi ostacoli che nella vita di tutti i giorni non notiamo neppure, ma che in caso di disabilità, magari a seguito di un incidente o per il sopraggiungere della vecchiaia, diventano delle vere e proprie trappole che impediscono una vita serena. Se anche volessimo spostare il problema sul mero lato economico, poi, valutiamo anche i costi per il servizio sanitario: fratture e traumi da caduta, che spesso richiedono purtroppo anche interventi chirurgici, quanto costano alla sanità? E le patologie legate alla colonna di coloro che tutti i giorni devono farsi carico di aiutare il familiare disabile a superare queste barriere?”.

Una condotta miope, dunque, che da una parte riduce in modo sensibile la qualità di vita di tante persone e dall’altra, a conti fatti, non porta probabilmente neppure un reale risparmio alle casse statali. Che sia arrivato il momento di riprendere in mano la questione?

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